Dolori Mestruali ed Endometriosi: Un Percorso di Guarigione Interiore

Come forse sai, da alcuni anni ho intrapreso un percorso di guarigione dal dolore mestruale. Ogni mese le mestruazioni erano un calvario che durava per giorni. Mi ritrovavo piegata in due dal male, come se qualcuno mi stesse pugnalando ripetutamente nella parte sinistra della pancia, senza che io potessi fare nulla.

Solo dopo 5 o forse anche più anni di vergogna e sofferenza, ho finalmente scoperto che si trattava di endometriosi, e da allora mi sto dedicando a terapie e pratiche spirituali e mentali che mi aiutano a gestire il dolore e a vivere serenamente la mia vita.

In realtà, questa esperienza si sta rivelando molto più arricchente di quanto pensassi e oggi vedo la guarigione come qualcosa che parte da dentro e che va molto oltre il “solo” benessere fisico.

So che là fuori ci sono altre donne che, come me, si confrontano quotidianamente con questa condizione. E so che molte di loro soffrono e si sentono sole – anche io mi sono sentita così per tanti anni!

Sebbene sia importante sottolineare che non possiedo alcuna competenza medica, ho voluto dare vita a questo articolo per condividere con te quello che sto mettendo in atto nel mio percorso personale, con l’augurio che possa esserti d’ispirazione e che possa risparmiarti questa grande sofferenza.

Gli antidolorifici

La prima cosa che ho fatto quando ho iniziato ad avere dolori mestruali sempre più invalidanti è stato quello di rifugiarmi negli antidolorifici.

Quando sentiamo male siamo abituati ad affidarci alla compressa che metta a tacere quel male: semplice, veloce ed efficace! D’altro canto, siamo tempestate di pubblicità che mostrano donne energetiche e pimpanti fare sport proprio in quei giorni, così come se niente fosse.

Ecco, questa è la “normalità”. Noi donne dobbiamo essere forti, dobbiamo performare al 200%, dobbiamo prenderci cura di mille cose e dobbiamo riuscire a fare tutto, sempre, anche quando ci sentiamo male e non stiamo bene. Per forza che poi, quando non riusciamo a raggiungere questo standard, cerchiamo la soluzione più immediata, che ci permetta di tornare alla vita di tutti i giorni.

Sì, anche io ho creduto in tutto questo per un po’. Mettevo un tappo al male, aumentando sempre più le dosi di antidolorifico, finché pure quello ha iniziato a perdere il suo effetto.

L’alimentazione

Invece di fare solo affidamento sugli antidolorifici (che ormai non erano più efficaci), ho iniziato ad apportare dei cambiamenti al mio stile di vita e alla mia alimentazione. Mi sono affidata a diverse nutrizioniste, nonché a una ginecologa olistica, che mi hanno seguita e supportata durante questo processo.

Le prime cose che ho eliminato sono stati glutine e latticini. Ora come ora mi sembra naturale non mangiarli, essendo già passati alcuni anni da quando ho cominciato questo “regime alimentare”. Tuttavia, sono sincera: all’inizio è stato un vero e proprio strazio!

Ovunque mi girassi vedevo leccornie piene di burro, panna, latte e formaggio. Per non parlare della pasta, il pane, la pizza, le brioches, i dolci. Insomma, tutto sembrava dirmi “MANGIAMI”, nonostante io non potessi.

All’idea di dover rinunciare a tutto questo mi veniva la morte. La sensazione che provavo era quella di privazione. Mi sembrava che tutte le gioie del cibo mi venissero negate, e io ci soffrivo parecchio. Vedevo questi cambi alimentari come una limitazione, come qualcosa che mi venisse tolto. Puoi ben immaginare di conseguenza le emozioni che provavo: rabbia, sfiducia, frustrazione.

Il punto di svolta è avvenuto quando ho capito che potevo approcciare la cosa da un punto di vista più utile: non stavo privando il mio corpo di cibo che avrei voluto mangiare, bensì lo stavo rieducando per nutrirsi in maniera più sana!

Potrebbe sembrare una cosa da niente, eppure questo cambio di prospettiva è stato fondamentale per me. Invece di guardare il bicchiere mezzo vuoto, ho cominciato a vederlo mezzo pieno. Così ho iniziato a chiedermi quante cose buone avrei potuto creare con alimenti più indicati per me, quali nuovi piatti salutari avrei potuto sfornare.

E sai cosa? Nonostante io detesti cucinare, mi sono riavvicinata ai fornelli, ma soprattutto alla cura di me. Mentre cucinavo immaginavo di infondere amore e cura nei miei confronti, ripetendomi che sì, valeva la pena investire quel tempo, perché stavo cucinando proprio per me stessa e per il mio benessere più profondo.

Dopo il primo mese senza sgarri avevo già notato notevoli miglioramenti: il flusso abbondante era diminuito drasticamente, così come la durata delle mestruazioni. Stessa cosa con il dolore: se prima era a 10, ora si era dimezzato! Insomma, i risultati erano evidenti, non potevo ignorarli.

La situazione era migliorata parecchio, ma ad un certo punto ero arrivata a un punto di stallo. Il dolore era calato, eppure sembrava non volersene andare: cosa potevo fare ancora per continuare la mia guarigione interiore?

I rimedi alternativi

Non importava cosa facessi, quel maledetto coltello infilzato nella mia pancia faceva sempre ritorno, e ogni volta era sempre più intenzionato a rimanere. Così ho iniziato a cercare dei rimedi alternativi.⁠

Prendevo integratori di magnesio, mi spalmavo la pancia con unguenti di fiori, ingerivo palline omeopatiche, attaccavo cerotti a infrarossi (così dicevano sulla confezione), e addirittura avevo comprato una scatolina con elettrostimolatori che, a detta dei produttori, avrebbe ingannato il mio cervello, permettendomi di correre, ballare, fare tutto ciò che volevo in quei giorni.

Peccato che, senza rendermene conto, stavo cercando un modo per stare meglio senza però cambiare nulla della mia mentalità di fondo. Il mio desiderio primario era uno: fare, performare, essere produttiva. Non riuscivo quindi ad accettare la mia ciclicità, vedevo le mestruazioni come un problema, un gran fastidio. E di conseguenza desideravo zittirle.⁠

Ovviamente nulla di tutto ciò ha funzionato. Avrei potuto gettare la spugna e maledire il dolore. E invece, anche grazie a questa assenza di riscontri duraturi, ho infine capito che il punto non era trovare soluzioni alternative, bensì vedere il “problema” con occhi diversi.

Il cambio di mentalità

“Pensieri > Emozioni > Azioni > Risultati”, hai familiarità con questo modello di coaching? Ci insegna che ogni risultato che otteniamo nel nostro presente è in forte misura determinato da un nostro pensiero passato, poiché da questo sono derivate emozioni e azioni che hanno poi generato quel determinato risultato.

Per questo motivo, quando ho iniziato ad avere problemi fisici, sono andata alla ricerca del perché mi fossi ammalata. Ho analizzato le mie azioni passate per capire che cosa avessi sbagliato e come avrei potuto agire diversamente.

Purtroppo però, nel fare questo, non mi ero resa conto che stavo creando ulteriore energia negativa e giudicante nei miei confronti. Inconsciamente continuavo a rimproverarmi di un qualche errore che non riuscivo ad individuare, e questo non faceva altro che frustrarmi e farmi arrabbiare, peggiorando perciò la situazione.

Non scorderò mai quella volta in cui, ad un corso di sviluppo spirituale, la docente mi disse: “Anche nel tuo processo di guarigione, vuoi avere il controllo. Per questo fai fatica a stare meglio.”

BOOM, colpita e affondata! Quella semplice frase mi ha toccata dentro, era proprio così. Stavo facendo tutto quello che era necessario per guarire, ma volevo essere in controllo di tutto.

Io comandavo e il mio corpo doveva eseguire. E più le risposte stentavano ad arrivare, più io mi accanivo per cercare un altro sistema. Ero convinta che prima o poi avrei finalmente trovato la soluzione magica ai miei problemi fisici, e così mi dannavo l’anima ogni volta che l’ennesimo tentativo andava a vuoto.

Surrender and surrender even more

Surrender è un termine inglese che potrebbe essere tradotto come “arrendersi”, o “lasciare la presa”. Non nel senso di gettare la spugna, bensì di accettare che certi avvenimenti della nostra vita possono far parte di un disegno più ampio che va oltre la nostra comprensione logica, ma che hanno luogo per il nostro bene più grande.

È stato proprio questo il passaggio successivo: ho iniziato a contemplare l’idea che quello che mi stava accadendo non era una disgrazia di cui ero vittima, ma piuttosto un evento importante per la mia crescita personale e spirituale.

Invece di voler tornare il più velocemente possibile alle mie vecchie abitudini o di cercare un capro espiatorio a cui dare la colpa (cioè me stessa), ho iniziato a lasciare andare il bisogno di controllare tutto. E mi sono posta questa semplice domanda: in che modo questo evento può essere utile per me?

A questa si sono poi aggiunte domande più complesse e rivelatorie: Che cosa mi sta dicendo il mio corpo? Che cosa mi sta comunicando la mia anima? Qual è il messaggio che non sto ascoltando?

È stato così che mi sono riavvicinata alle mie emozioni e al tempo stesso alla spiritualità. Ho capito che le emozioni sono importanti indicatori che si manifestano attraverso sensazioni fisiche molto concrete, e che è possibile dialogare con esse non per dominarle o controllarle, ma per cogliere l’importante messaggio che portano.

Allo stesso modo ho cominciato ad interrogarmi più a fondo su chi fossi, che cosa fossi venuta a fare in questo mondo, come stavo vivendo la mia quotidianità e dove volevo andare. Ho quindi sentito l’esigenza di cambiare i miei ritmi serrati e rallentare, così da prendermi il tempo e lo spazio necessari per guardarmi dentro.

Il dono più grande

Desideravo scoprire mille segreti e accedere a rivelazioni importanti. Grazie al coaching, al counseling e alla psicoterapia, ho iniziato a scavare dentro di me e nel mio passato, per portare alla luce dei ricordi che avevo sepolto nel tempo.

Ma non solo. Oltre ai ricordi sono riemerse anche molte emozioni, soprattutto quelle considerate socialmente poco accettabili, come la rabbia, il rancore, il risentimento. Sono stata travolta da queste emozioni che non riuscivo più a contenere, finché non sono straripate in lunghi e profondi pianti.

Finalmente stavo processando ciò che da lungo tempo avevo soffocato. E più lacrime versavo, più mi sentivo leggera e consapevole di quello che provavo.

E no, tutto questo non per puntare il dito contro qualcuno o qualcosa, ma per vedere con maggiore chiarezza le cose e… iniziare il lavoro del perdono.

Proprio così! Portare alla luce quelle emozioni represse mi ha permesso di vederle in tutta la loro pienezza, senza giudizio ma per creare compassione, verso gli altri e verso la parte di me che più aveva bisogno di amore.

È in questo modo, cambiando il modo con cui mi parlo, prendendomi cura di me e dandomi tutto l’amore e l’affetto di cui necessito, che il dolore pian piano si è affievolito sempre di più.

Il male è sparito del tutto? No. Succederà mai? Non lo so. Sto molto meglio e mi apro a quello che avverrà in futuro, giorno dopo giorno.

Di una cosa però sono certa: guarire è un profondo e intenso percorso per ritrovare sé stessi, per fermarsi ad ascoltarsi, per coltivare l’amore nei propri confronti, per imparare a conoscere le proprie parti ombra, così da poterle pian piano integrare e ritornare intera.

Oggi mi sento profondamente grata per tutto quello che è successo e spero che questa condivisione possa in qualche modo essere utile anche a te.

Anche tu hai intrapreso un percorso di guarigione interiore? Quali difficoltà stai riscontrando? Che cosa ti è stato d’aiuto? Vieni a condividere la tua esperienza con me e le altre splendide donne del gruppo Facebook Shine Your Light. Ti aspettiamo!


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