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Cosa Fare Quando il Tuo Visto Non Ti Consente di Lavorare

Vuoi lavorare nel paese di accoglienza ma il tuo visto non te lo consente? Forse non è del tutto impossibile, qui scopri cosa puoi fare in alternativa.

Quando sono arrivata a Singapore nel 2014 l’ho fatto con le migliori aspettative. Dopo aver superato dubbi e incertezze legate a ciò che questo trasferimento avrebbe comportato, ero pronta per ricominciare la mia carriera e lavorare di nuovo.

Ho iniziato a frequentare incontri di networking e workshop per avviare attività in proprio. Ero entusiasta delle idee che erano emerse da questi incontri e non vedevo l’ora di mettermi all’opera.

Eppure, l’entusiasmo ha presto lasciato il posto alla frustrazione e alla disperazione, quando ho scoperto che il mio visto non mi permetteva di lavorare e di guadagnare.


Mi sentivo un uccello in gabbia, avevo tanti progetti che volevo realizzare e sapevo di averne le capacità. Tuttavia, nonostante tutta la buona volontà, mi vedevo impossibilitata a realizzare i miei sogni.

lavorare_anh.coachDopo un primo momento di tanta frustrazione (in cui stavo già rimpiangendo la scelta di trasferirmi..), ho capito che piangermi addosso e nascondermi dietro a delle scuse era del tutto inutile. Ho quindi iniziato a fare ricerche più approfondite, con l’intento di trovare una soluzione.

Da quell’esperienza, ho tratto alcuni suggerimenti che trovi qui di seguito. Se ti trovi anche tu in una situazione di questo genere, ecco cosa potrebbe esserti d’aiuto.

Raccogli informazioni da più fonti, soprattutto chiedendo a chi ci é già passato

Innanzitutto, sembra banale dirlo, ma è importante non disperarsi e non arrendersi. È vero che in alcuni paesi le leggi sono molto restrittive e forse non sembrano esserci delle alternative, però è importante non demordere subito.

Assicurati di aver vagliato TUTTE (ma dico tutte!) le possibilità e di aver fatto TUTTE le ricerche possibili per accertarti di quali siano davvero i tuoi diritti.

Non fermarti al primo NO che ricevi, considera l’esistenza di altre possibilità che magari non avevi ancora considerato. Nel mio caso, pensavo non ci fossero soluzioni e stavo già per gettare la spugna, quando ho scoperto che una via c’era (ed era una cosa totalmente legale).

Era già passato quasi un anno da quando ero arrivata a Singapore. Scoprire che avrei potuto aprire la mia attività e lavorare in proprio mi ha ridato la speranza.

Per assicurarti di aver raccolto tutte le informazioni necessarie, ricordati di chiedere a più fonti e non accontentarti delle prime risposte negative. A me molte persone avevano detto che con il mio visto era impossibile sia lavorare sia crearmi la mia attività. E non è capitata una volta o due, bensì tantissime. Più chiedevo in giro e più mi sentivo ripetere la medesima risposta.

Ad un certo punto mi sono accorta che stavo continuamente chiedendo informazioni a coloro che si trovavano in una situazione simile alla mia. Era dunque evidente che non sapessero aiutarmi e che non vedevano alcuna soluzione possibile. Forse era il caso di chiedere a qualcun altro, a qualcuno che era già riuscito nell’impresa.

Così, ho iniziato a cercare informazioni presso altri imprenditori che erano riusciti a crearsi il proprio lavoro, chiedendo loro come avevano fatto ad avviare la propria attività. È così che mi si è aperto un mondo davanti e ho scoperto che sì, era possibile!!

Certo non si trattava della via più facile e più immediata, richiedeva diverse formalità e tanti formulari da compilare, ma finalmente vedevo uno spiraglio di luce in fondo al tunnel.

È così che finalmente ho potuto aprire ThreeSixtySkills Pte. Ltd., la mia ditta di formazione e di life coaching per donne. Il momento in cui ho ricevuto il via libera dal governo di Singapore ero al settimo cielo!!

Se non dovessero pagarti per lavorare, lo faresti comunque?

lavorare_anh.coachOk, abbiamo visto una delle migliori ipotesi. Ammettiamo invece che, nonostante le ricerche fatte, non ci fosse davvero alcuna soluzione al problema. Nel paese in cui risiedi non ti è possibile lavorare. Cosa fare quindi?

In questo caso, vale il discorso del non disperarsi. Piuttosto che sprecare le tue energie a deprimerti, chiediti invece che cosa ti piacerebbe fare anche se non ti pagassero. Qual è una passione che hai trascurato nel tempo e che ora hai la possibilità di riportare alla luce? Quali sono quelle passioni che coltivi e che potrebbero essere d’aiuto a qualcun altro?

Magari ti piace cucinare, oppure leggere storie, o ascoltare le persone. Forse ti piace fare sport? O magari sei appassionata di filosofia orientale, oppure ti piace l’arte. E cosa ne dici del mangiare? Ti piace anche quello?

Insomma, sono certa che ci sono parecchie cose che ti piace fare quotidianamente. Quindi chiediti, in che modo queste passioni possono essere d’aiuto a qualcun altro?

Ad esempio, puoi fare delle ricerche per scoprire se le associazioni di volontariato locali hanno bisogno di qualcuno con le tue capacità. Oppure, potrebbe essere interessante creare un gruppo d’incontro con persone che abbiano la tua stessa passione. Conosco persone che hanno creato con successo dei circoli di cucina. Altre che hanno creato dei book club. Oppure hanno creato un’associazione per salvare i coniglietti nani (sì, dico sul serio!!).

Un sito che ti può essere utile è Meetup: verifica se nel tuo paese ci sono già dei gruppi attorni ai temi di tuo interesse. Se non ce ne fossero, perché non crearne uno tuo? Io l’ho fatto co-creando The Women’s Lab, un gruppo per donne appassionate di crescita personale 🙂

Puoi anche considerare l’idea di proporti come volontaria presso alcune aziende, per mantenere attuali le tue skills. Ad esempio, prima di aprire la mia attività, collaboravo con dei formatori locali e li aiutavo a gestire i partecipanti, tenevo alcune parti del corso, facilitavo le attività di gruppo. Il tutto a titolo gratuito.

Non pensare che la mancanza di un visto di lavoro di impedisca di fare qualsiasi cosa: molto più spesso di quanto immagini, ci sono persone che apprezzano il tuo aiuto e che saranno grate per il tempo che puoi dedicare loro!

Insomma, non startene con le mani in mano (a meno che questo non sia ciò che desideri). Anche se non verrai retribuita per il tuo aiuto, acquisirai esperienza (oltretutto, in ambito internazionale!) e manterrai attive le tue conoscenze.

Tutto questo ti tornerà sicuramente utile nel caso dovessi spostarti in un altro paese o ritornare a casa, dove non avrai difficoltà di visto. Potrai fare valere le competenze acquisite e il tuo CV non avrà dei “buchi”.

Valuta l’idea di crearti un’attività esclusivamente online

lavorare_anh.coachInfine, una possibilità che puoi considerare è quella di avviare un’attività online. Al giorno d’oggi iniziare a lavorare sul web è più semplice di quanto pensi: basta un computer e una connessione ad internet.

Non devi neanche avere chissà quali competenze informatiche, esistono dei servizi che ti permettono di crearti un sito in pochi click. Dai un’occhiata a Wix.com, Strikingly.com o Weebly.com. Offrono una versione base gratuita e se lo vorrai puoi anche fare un upgrade a pagamento per avere più funzionalità.

Se invece ti senti più coraggiosa, prova WordPress. È il sistema che ho usato per creare questo sito, è molto semplice da usare e soprattutto è completamente flessibile!

Puoi anche optare per dei pacchetti tutto incluso: io ti suggerisco Siteground, quello che uso io, che ti fornisce uno spazio web, il tuo dominio personalizzato e.. WordPress naturalmente 🙂 Oltretutto, il loro servizio clienti è fenomenale!

Immagina dunque di poter offrire i tuoi servizi o prodotti online. Che cosa potresti offrire? Quale sarebbe il tuo pubblico target? Potrei stare ore e ore a parlarti di questo tema e ci sarebbe da parlare anche di branding, marketing, ecc. ecc. Lo faremo con calma nei prossimi articoli.

Ad ogni modo, valuta la possibilità e se questa è un’alternativa che ti interessa verifica che la legislazione locale ti consenta di avere un’attività online.

Nel mio caso, se non avessi trovate modo di avviare l’attività qui a Singapore, avrei potuto aprire una ditta individuale nel mio paese d’origine (la Svizzera).

Senza dover fare grandi investimenti iniziali, anzi quasi nessuno, ciò mi avrebbe consentito di lavorare online da qualsiasi parte del mondo. Dalle ricerche fatte e secondo le opinioni dei business consultant che avevo interpellato, con questa soluzione avrei potuto portare avanti la mia attività anche da Singapore, esclusivamente online.

Prima di buttarti alla cieca, ti consiglio di verificare la legislazione in atto nel tuo paese di accoglienza, così da esser certa di non incappare in eventuali problemi futuri.

Eccoci quindi al termine di questo articolo. Ti invito a condividere la tua esperienza nei commenti qui sotto, rispondendo a questa domanda:

Che cosa ti ha aiutata a trovare lavoro in espatrio, o a creare la tua attività?

E se hai trovato utile questo articolo, ti invito a condividerlo, così da aiutare altre donne expat a ritrovare la speranza perduta 😉

Un grande abbraccio,
Anh