fai fiorire i tuoi talenti con Miriam Bruera

[SPOTLIGHT] Fai Fiorire i Tuoi Talenti con Miriam Bruera

Ben ritrovate per questa nuova puntata di Spotlight, la serie in cui intervisto le coach e le consulenti con cui ho avuto il piacere di lavorare.

Oggi conoscerai Miriam Bruera, una favolosa business coach al femminile, fondatrice del sito PinkFactory.it.

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Anh: Eccoci qua! Allora, buongiorno a tutte e ben ritrovate a questa nuova puntata di Spotlight! La puntata di oggi ci vede conversare con Miriam Bruera, una business coach al femminile. Ciao Miriam!

Miriam: Sono felicissima di vederti!

A: Anch’io sono molto felice di averti qua con noi oggi. E vedo anche che dietro, sullo sfondo, hai delle bellissime orchidee, giusto? Poi c’è un Business Model Canvas e probabilmente altre cose relative al tuo lavoro che tra un attimo ci spiegherai nel dettaglio.

Cosa ne dici di raccontarci un po’ chi sei, cosa fai, un po’ di te insomma?

M: Io sono Miriam Bruera e mi definisco una business coach al femminile perché lavoro prevalentemente con clienti donne. Ho creato la mia attività, che si chiama “Pink Factory”, proprio con l’obiettivo di aiutare le donne a far nascere e fiorire le loro imprese, piccoli o grandi che siano. Per questo vedi i fiori nella mia stanza e compaiono anche nel mio logo; per me sono un simbolo di bellezza, ma anche un simbolo di crescita, perché le piante a volte fanno anche fatica per arrivare a fiorire. La fatica poi viene ripagata e dà questi risultati meravigliosi che tutti possono ammirare.

A: Bellissima metafora! Quindi, proprio come le piante, queste donne hanno tantissimo potenziale che può sbocciare e creare qualcosa di unico e stupendo.

Parlavi di essere una business coach, tu come mai hai deciso di diventare coach? Cosa ti ha spinta a prendere questa direzione?

 M: Innanzitutto è stata un’esperienza che ho vissuto in prima persona perché anch’io, in un momento delicato della mia vita in cui avevo due lavori e mi trovavo sempre a correre da un posto all’altro, ho capito che c’era qualcosa che non andava. Mi sentivo un po’ incastrata nella famosa ruota del criceto e ho deciso di rivolgermi a un coach. Mi sono così tanto appassionata a questo percorso, perché non è solo stato un meraviglioso percorso, per me, di crescita personale e professionale, ma è stato anche come accendere una lampadina, è stata una folgorazione, ho capito finalmente quella che era la mia vocazione.

Quindi il coaching ha rappresentato non solo il punto di partenza, ma l’individuazione di quello che per me era un sogno che si poteva realizzare; il trovare l’attività giusta per me, quella che si adattava perfettamente alle mie potenzialità e all’idea che avevo io di come portare il mio contributo nel mondo. Ho frequentato il corso per diventare coach professionista e da lì ho avviato la mia attività. Mi sento veramente felice, grata di poter svolgere questa attività ogni giorno. Quando la nostra attività è allineata perfettamente con chi noi siamo veramente, il risultato è questo: che lavorare diventa un piacere.

Ho deciso di specializzarmi in business coaching per donne per aiutare tante altre donne come me. All’inizio quando si vuole cambiare lavoro o avviare un’attività è difficile farlo da soli perché si fanno tanti tentativi che non vanno bene, si perde molto tempo, è difficile focalizzarsi, è difficile trovare il giusto obiettivo, la giusta rotta. Desidero proprio aiutare le donne a risparmiare tempo, ad arrivare prima a realizzare i loro obiettivi, a raggiungere prima il traguardo e accompagnarle in questo percorso fantastico di crescita personale e professionale allo stesso tempo.

A: Guarda, sono d’accordissimo con te perché, in effetti, quando una persona riesce a far una professione strettamente collegata al proprio potenziale e ai propri sogni, ai propri desideri, a quello che sente di avere dentro, questo lavorare non sembra neanche più lavorare.

Diventa una vocazione, esattamente come l’hai definita tu. Immagino, se mi metto nei panni delle donne che sono agli inizi della loro carriera o del loro percorso in proprio, che possano esserci molto dubbi, paure o convinzioni negative, pensieri che, magari, ti portano un po’ anche a dirti: “Ma siamo sicuri, voglio veramente fare questo?”.

Allora la domanda è: a te è successo di provare queste sensazioni? E se sì, come le hai gestite? Come le hai affrontate?

M: Sì, mi è capitato moltissime volte di avere paura. La paura quando lavori in proprio è un po’ una compagna del viaggio, impari a conviverci e anche a farci amicizia. Ogni volta che devo fare qualcosa di nuovo, come lanciare un aspetto nuovo della mia attività, oppure quando ho un nuovo cliente, ogni volta che c’è qualcosa per cui devo espormi, ho paura. La cosa importante però è non farsi fermare da quella paura. Ascoltarla, sì, perché può dare voce anche a qualcosa di profondo, ma agire comunque: la differenza tra le persone che si lamentano della propria vita che non le soddisfa e quelle che poi veramente riescono a effettuare il cambiamento è il passare all’azione.

L’azione è l’antidoto vero alla paura perché ti permette di fare il salto, di uscire dalla tua comfort zone e di sperimentare la tua vita in quella nuova modalità, perché se non l’hai mai vissuta non puoi sapere come ti ci sentirai. Poi quando fai un passo ti dici: “Ma sono io? Ma veramente ho fatto questo?” Magari ho parlato in pubblico, o son riuscita ad acquisire un nuovo cliente, sono riuscita a parlare davanti a tante persone, son riuscita a superare un mio blocco, perciò ti chiedi: “Ma caspita, l’ho fatto io?”, quindi vuol dire che ne eri perfettamente capace.

Il coach aiuta proprio in questi momenti, quindi affidarsi a un coach è di aiuto per superare questi blocchi perché, in qualche modo, ti accompagna a superare gli ostacoli. Poi sei tu che lo fai, sei tu che superi il tuo limite. Farlo con una guida chiaramente aiuta e velocizza il processo, semplicemente.

A: Sono d’accordissimo quando dici che l’antidoto alla paura è l’azione. Molto spesso, invece, si pensa: “No, ho paura, allora non lo faccio!”. Ci si allontana cioè dall’azione perché si ha paura.

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Compiendola invece, e non deve per forza essere quel grande passo che si vorrebbe, ma anche solo una piccola azione che ci avvicina all’obbiettivo, ecco che la paura inizia a sgretolarsi e ci s’inizia a rendere conto che: “Ehi, però! Sono capace anche di fare questa cosa! Non me l’aspettavo! Se guardo indietro noto anche quanti progressi, grandi e piccoli, sono riuscita a fare.” e questo dà la spinta per andare oltre affrontando quella paura. 

M: Io dico sempre che il coaching non è un obbligo ma è una grande opportunità, è una delle opportunità che possiamo dare alla nostra vita… Posso dirlo perché l’ho vissuto in prima persona. Provo una grandissima gioia quando vedo le mie clienti che ottengono dei risultati, ogni volta è come se fosse la prima volta. Ci sono dei momenti quasi magici dove all’inizio vedi che c’è come della nebbia, quindi c’è confusione, c’è paura, c’è dubbio, c’è il voler cambiare ma non sapere come fare. Poi man mano che gli incontri procedono e le sessioni passano, arrivano dei momenti incredibili dove c’è una sorta di click nella vita della persona che ho davanti. Quella nebbia comincia a diradarsi, il sogno comincia a delinearsi e la strada comincia a intravedersi, ed è bellissimo! Assistere a questo momento di profondo cambiamento è un’emozione ogni volta.

A: Credo sia un momento toccante anche per la coach. Per la coach stessa infatti non è solo l’aiutare la cliente a ottenere un risultato, ma è anche un momento da vivere appieno perché è sempre emozionante quando questo accade.

Quindi, parlando di emozioni e momenti toccanti, quale esperienza che hai avuto con una tua cliente ti è rimasta nel cuore? Qualcosa che ti ha toccato e ti ha emozionato?

 M: Non c’è un unico episodio ma ce ne sono diversi. In realtà infatti ci sono svariati momenti che io amo molto nel mio lavoro di coach e sono: il primo incontro, proprio con una persona nuova che per la prima volta viene da me e decide di affidarsi a me. Lì sì sono molto emozionata. Magari non si intravede dall’altra parte, perché ogni vita riserva delle grandi sorprese e ogni persona ha qualcosa da insegnarci, quindi è veramente bello.

A volte abbiamo a che fare anche con persone molto diverse da noi, molto lontane da quella che è la nostra vita o la nostra personalità ed è un continuo cammino di scoperta, quindi il primo incontro lo amo particolarmente. Poi c’è questo momento quasi magico in cui vedo che nella vita della persona c’è un click e mi emoziono profondamente nel vedere l’inizio del cambiamento. E poi anche la fine di un percorso di coaching, quando la persona finalmente realizza l’obiettivo per il quale inizialmente aveva richiesto la collaborazione con me. Quello veramente è un grande festeggiamento e a volte sono più felice ancora delle clienti!

È un traguardo raggiunto perché la mia grande gioia è proprio quella di riuscire a rendere la persona che mi ha contattato un pochino più felice. Sono emozioni difficili da descrivere a parole perché sono molto sottili, ma sono veramente profonde. Fanno capire come questa non sia solo una professione, ma piuttosto una scelta di vita. È un lavoro che non puoi fare se non c’è alla base la passione, perché a volte senti la sofferenza, hai a che fare con situazioni che sembrano non sbloccarsi. Capita anche quindi di ritornare a casa certe volte dopo alcune sessioni un po’ tristi sotto il peso della sofferenza della persona che hai incontrato. Però sono momenti che riesci a superare quando c’è questa motivazione profonda che è quella di aver capito la tua missione, quella di aiutare in questo caso le donne a realizzare i loro sogni. Quando sai che c’è questo grande potenziale femminile ancora inespresso ed è un peccato, io dico che è uno spreco di talento per noi stesse e per il mondo.

Aiutare queste donne ad esprimere il loro talento, a trovare il loro grande “perché”, il motivo per cui loro sono in questa vita e come possono portare il loro contributo è qualcosa di veramente grande. Se noi lavoriamo con una singola persona questo ha già un forte impatto, se lavoriamo invece con un’imprenditrice, quindi una persona che poi a sua volta avrà impatto su più persone, diventa una sorta di movimento…

Mi piace sognare in grande e sono molto idealista, dico sempre che, secondo me, le imprese al femminile cambieranno il mondo perché è una sorta di energia nuova che, tra l’altro, sta avvenendo contemporaneamente in tutto il mondo. Un po’ come un risveglio delle donne, che stanno cominciando ad aprire delle piccole attività imprenditoriali in proprio trovando anche il coraggio di mettersi in gioco, di rischiare. È qualcosa che sta avvenendo lentamente, ma si sente proprio che c’è un cambiamento nell’aria. Essere parte attiva di questo cambiamento e poter contribuire mi dà grandi soddisfazioni e mi fa dimenticare anche i momenti difficili, quelli in cui la fatica comunque si sente.

A: Sì, è vero che quello c’è in ogni caso, non è che sia sempre tutto rosa e fiori. Però quando si vedono le soddisfazioni, quanto sono grandi e quanto sono emozionanti, queste riescono a far dimenticare quei momenti di abbattimento.

In effetti, quando parli di questo, chiamiamolo movimento, le donne che si mettono in proprio si rendono conto dei propri talenti, si rendono conto che possono fare e che sarebbe un peccato, come dici te, sprecare le capacità che hanno. Credo sia una sorta di momento storico in cui le donne hanno maggiore consapevolezza del proprio potere e delle proprie potenzialità. Forse anche la situazione economica, cioè la crisi e i relativi problemi hanno contribuito a dare quella spinta utile per lanciarsi.

Anch’io adesso vedo tante imprenditrici, tante coach, tante donne che si lanciano, che decidono di mettersi in proprio e di fare qualcosa per finalmente seguire quella vocazione che hanno dentro e per metterla al servizio degli altri. Perché è proprio questo ciò di cui stiamo parlando: quando una persona riesce a far fluire le sue capacità e offrirle in servizio diventa una cosa anche per gli altri e non solo per se stessi, quindi tutta la comunità ne beneficia.

M: C’è una frase che mi piace spesso dire alle mie clienti, soprattutto a quelle che vengono da un percorso precedente di lavoro da dipendente e che stanno iniziando a mettersi in proprio, ed è questa: un cambiamento del proprio mindset, del modo di pensare alla propria attività, è quello di passare dal chiedersi “Che cosa posso prendere?” al “Che cosa posso dare?”. Quando uno ha un lavoro da dipendente pensa sempre allo stipendio, all’aumento, a quanto può guadagnare, alle ore di lavoro; pensa quindi a se stesso. Il lavoro da imprenditrice invece è diverso: cominci a pensare al mondo, agli altri, a che cosa puoi dare,  più che a che cosa puoi prendere. Questo passaggio è molto profondo, è solo uno scatto nel proprio mindset ma è la base per dare vita a una nuova attività che effettivamente crea un prodotto o un servizio che aiuta qualcuno.

A: Esatto. Se poi ci spostiamo nell’ambito business, a livello di come fare in modo che una propria attività funzioni, uno dei principi è quello: non pensare a che cosa vuoi tu come imprenditore o imprenditrice, ma a cosa hanno bisogno le persone che stanno là fuori, come puoi esser d’aiuto, come puoi dare il tuo servizio.

Captare quindi questi bisogni e creare qualcosa di cui le persone necessitano; proprio qui troviamo il fulcro di un’attività che funziona.

M: Io ho creato un concetto, che chiaramente è la rivisitazione di concetti che abbiamo già sentito e che è quello che io chiamo “il ciclo del valore”. In un percorso di avviamento imprenditoriale è chiaro che il primo step è partire da noi, dal sentire il nostro valore e questo, soprattutto per le donne, non è assolutamente scontato.

Tante volte non ci sentiamo abbastanza, non ci sentiamo all’altezza, ci sembra di non aver fatto tutto quello che potevamo fare. Per questo dico partire dal sentire il nostro valore, riscoprire il nostro potenziale, i nostri talenti, i nostri punti di forza. È proprio la base, quindi, in qualche modo, l’attività imprenditoriale parte da noi.

Poi c’è il passaggio verso l’esterno, il creare quindi una proposta di valore che possa essere offerta agli altri, all’esterno appunto; questo valore viene percepito dai nostri potenziali clienti e viene acquistato. Di conseguenza c’è un valore che viene restituito che può essere poi reinvestito in un ciclo virtuoso di creazione di valore che porta chiaramente alla soddisfazione dell’imprenditrice ma anche a un aumento di benessere e di soddisfazione per il cliente.

Chiaramente i prodotti che vengono acquistati sono quelli che rispondono a un’esigenza esterna, che quindi rispondono a un problema o un desiderio del cliente. Questo è molto importante, è un passaggio fondamentale, perché non basta fare qualcosa che ci piace e in cui siamo bravi. Quello che facciamo deve avere un impatto sul mondo esterno e questo è un passaggio molto delicato.

A: Puoi portarci degli esempi di tipi di professioni o attività che le persone possono sviluppare insieme a te?

 M: Diciamo che si fa proprio uno studio, il lavoro uno a uno che svolgo con le mie clienti è un lavoro sartoriale, su misura. Il bello è che che io non suggerisco un’attività alla cliente, ma l’attività viene proprio fuori da quelle che sono le sue stesse potenzialità, le sue passioni. Queste sono collegate anche al suo concetto di felicità, perché troppo spesso tendiamo a identificare qualcosa in cui siamo bravi con qualcosa che possa anche renderci felici, ma non è detto; magari siamo molto bravi a svolgere un certo tipo di attività che tuttavia non ci rende assolutamente felici. Già l’individuare questo collegamento tra quello in cui siamo bravi e che allo stesso tempo possiamo fare con passione e con motivazione è un primo punto.

È poi è la cliente che riscopre i suoi punti di forza. Può succedere che da tanti anni aveva smesso di pensare a se stessa perché aveva troppe cose da fare, aveva troppe responsabilità verso altre persone. Quando riparte da sè è naturale trovare da sola quella che è la propria strada e la coach sostiene il sogno. Si parte perciò da una situazione presente di malessere, di sofferenza, perché per esempio si è perso il lavoro o si vuole cambiare attività e si comincia ad un certo punto dopo alcune sessioni a delineare un possibile traguardo che io chiamo “il sogno”. Il sogno va poi tradotto in obiettivi concreti; una volta che la cliente ha delineato il sogno perché lo sente suo, il coach l’aiuta a stabilire degli obiettivi passo per passo, graduali. Il coach non è una persona direttiva che ti dice: “Tu devi aprire questa attività”, non lo farà mai; quando tu hai capito quale può essere l’attività giusta per te, il compito del coach consiste nel supportarti a raggiungere i tuoi obiettivi.

A me piace chiamare il coach “l’allenatore dei talenti”. Man mano gli obiettivi aumentano di difficoltà e ci si avvicina un passo dopo l’altro al traguardo, tenendo presente che lungo il percorso ci saranno degli imprevisti. Non è un percorso lineare, perché su quello che possiamo chiamare “il ponte dalla situazione presente alla situazione desiderata” ci saranno degli ostacoli. Ci saranno però anche degli alleati. Mi sembra un po’ il viaggio dell’eroe, se possiamo fare un paragone, dove trovi gli aiutanti, trovi gli imprevisti e gli ostacoli. Ecco, io accompagno l’eroina della storia a creare quella che però è la sua storia personale, nella quale io sono semplicemente un supporto che fa il tifo e che interviene nei momenti critici.

A: Trovo molto importante tu abbia menzionato il fatto che quando una persona è brava in qualcosa non significa per forza che le piaccia o che debba fare quella cosa per cui ha le competenze.

Anzi, ogni tanto succede che una persona ha un sogno, ha un interesse e vorrebbe approfondirlo, ma poi si lascia fermare dai suoi pensieri, dai timori o anche dagli altri che dall’esterno ti dicono: “Ma no! Ma perché adesso vuoi fare quello? Hai sempre fatto questo, rimani qua che sei brava, continua così!”.

Se guardiamo però alle mille possibilità che ci sono, in fondo una persona non è costretta a fare l’unica cosa o quelle cose in cui è competente. Certo se ama farlo ben venga, ma se non apprezza ciò che sa fare, perché non andare a scoprire altri talenti? Magari ce ne sono, anzi, sicuramente, e possono essere altre direzioni in cui vi è anche la passione, il cuore, molto più entusiasmo e motivazione. Ed è poi quando si combinano la passione con la capacità e il talento che diventa veramente un mix esplosivo.

 M: Spesso questi segni di passione sono già presenti nella nostra vita ma non li vediamo. Ti faccio un esempio personale: io ho pensato solo negli ultimi anni di diventare una coach ma, in effetti, l’interesse per il coaching parte da molto lontano. Tornando indietro nel tempo era da all’incirca una decina di anni che leggevo libri sulla crescita personale, sul coaching, sul marketing e sul business. Era qualcosa che facevo per hobby e che rimaneva lì sullo sfondo, però poi nel momento giusto tutte queste letture, perché si trattava di decine di libri, sono venute fuori. Chiaramente mi ha quindi aiutato il fatto che per anni ho letto libri su questi argomenti, ed è una cosa alla quale anni fa non avrei mai pensato.

Ecco, questo è un esempio personale della mia vita ma che può valere per ognuno di noi. Spesso abbiamo degli hobby, delle passioni, delle cose che potremmo fare anche per ore senza mai stancarci e che magari facciamo senza essere retribuiti; lì possiamo già trovare delle intuizioni senza andare a cercare proprio lontanissimo, possiamo già partire da noi, dalle cose che facciamo con grande passione e grande amore. Quando in un’attività c’è l’amore, le persone che si rivolgono a noi lo sentono e soprattutto per i piccoli business dove l’attività coincide poi con l’imprenditrice e l’imprenditrice è proprio la persona dietro il business, le persone scelgono un’attività anche per le caratteristiche personali dell’imprenditrice.

fai fiorire i tuoi talenti Miriam Bruera

Si rivolgono a lei anche per una simpatia, perché sentono un’affinità, quindi tirare fuori la nostra unicità è molto importante per far sì che le persone ci scelgano proprio perché siamo noi.

Mi viene in mente, parlando con te, che uno dei motivi per cui ho scelto di chiamare la mia attività “Pink Factory”, rifacendomi un po’ al concetto della Factory di Andy Warhol, è che volevo un ambiente dove i talenti potessero incontrarsi e fiorire. Tante volte abbiamo delle aspirazioni ma l’ambiente intorno a noi è ostile, quindi se una donna vuole mettersi in proprio ma tutti i suoi familiari e parenti sono persone che lavorano come dipendenti, difficilmente agevoleranno la sua scelta. È importante circondarsi di un gruppo di pari, trovare altre donne con cui confrontarsi, dialogare, trovare anche dei libri che ci possono essere d’ispirazione, dei gruppi, ormai ci sono tante opportunità. La mia idea era quella di dare vita ad un laboratorio dei talenti dove creare un terreno fertile per favorire lo sviluppo di queste attività imprenditoriali al femminile, perché se c’è già un talento piantato nel terreno giusto e viene annaffiato e curato con la giusta acqua, questo talento diventerà veramente un fiore meraviglioso.

A: Bellissimo, guarda! Avevo in mente proprio questa immagine che hai descritto perfettamente.

Bene Miriam, sono sicura che tantissime donne che ci stanno guardando e ascoltando hanno questi talenti e vorrebbero scoprire come dare l’acqua, come curare, come far crescere questo bellissimo fiore che hanno dentro di loro.

Come possono raggiungerti le persone? 

M: Possono trovarmi sul mio sito Internet che è www.pinkfactory.it oppure c’è la mia pagina Facebook con lo stesso nome pinkfactory.it, o ancora la mia pagina Instagram. Non vi potete sbagliare, il nome è sempre quello.

A: L’hai resa facile per tutti. Non ci si può sbagliare, hai ragione. Benissimo!    

Grazie mille Miriam per essere stata qua con noi oggi, per aver condiviso la tua grande passione e per averci raccontato anche il tuo mestiere, la tua professione. Noi ci rivediamo alla prossima puntata di Spotlight con un’altra coach o consulente. A presto! Ciao a tutti! Ciao, ciao!


 

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